E’ rincuorante tornare all’università e ritrovare lo stesso spirito, pieno di voglia di fare di tutti gli studenti attorno a me.
Chi fuma e parla dei suoi capelli all’amica, chi è steso sui prati ed è impegnato a rollarsi la sigaretta (?), chi sulle panchine occupato a infilare la lingua nell’orecchio del “collega“ a lei accanto.
E poi sono così fortunata…il benvenuto dei culi pelosi sulle ringhiere del bar della biblioteca mi rende tanto felice , come mi rende felice il silenzio assoluto del pullman delle9 , tutti con gli occhi spenti o con l’ipod nelle orecchie (che per un cazzo di viaggio di 5 minuti nel bus, cazzo serve l’ipod? ) o a controllarsi le doppie punte ( ah no questa sono io).
Intanto si avvicinano le elezioni del comitato studentesco o come si chiama… e tutti ad un tratto ti diventano amici, ti offrono il loro aiuto, così disponibili, e poi dopo le elezioni non ti salutano più. Allora tu ti dici poverini magari hanno avuto tutti un incidente quasi mortale, sono andati in coma e poi si sono risvegliati ma la memoria a breve termine oramai era stata compromessa e ,poverini !, non si ricordano più di te. Perché poi com’è possibile dimenticarsi di una come me? (cribbio!) Che poi io l’anno scorso per essere amica di tutti ho votato tutti quanti .
E già ci sono tutti i volantini a terra, tutto lo schifo a terra, i bidoni della monnezza differenziati per colore ma non per contenuto, chi prende le firme per Beppe Grillo. Chi vuol farmi aderire al movimento evangelista, chi viene all’università anche se non è iscritto ma solo per perdere tempo e molto probabilmente per cercare femmine da adescare (tipo mio cugino) .
In tutta questa quotidianità sento delle urla, sul bar .C’è qualche invasato che urla e non riesco a distinguere una sola parola. Inizio a sentire vita che scorre. Pensavo fosse la rivolta delle cotolette surgelate e riscaldate e invece erano sei sette uomini e donne colorate con parrucche e vestiti strani. Non capivo cosa volessero. Ma era qualcosa di diverso.
Era qualcosa di anomalo che rimbombava, rimbombava nella voragine del bar, e rimbombava tra le pareti delle aule grigie.
E loro erano colorati e inneggiavano alla libertà di espressione (o almeno credo). Non si capiva che cazzo dicevano ma mi hanno fatto ritornare felice.
Felice sul serio non come ero felice all’inizio del post. Io non ce la faccio a entrare nell’ordinario delle cose. Non ce la faccio. E vedere quegli attori che si dimenavano a sorpresa ed erano imprevedibili mi piaceva. Ogni loro movimento sembrava non studiato. E invece essendo attori mi sa che qualcosa era studiato. E allora mi piace la finzione e non la realtà? No…è l’essere bambini, il gioco di ruoli che mi affascina. Poi torno a studiare. E dopo una canna fumata passivamente da uno sconosciuto seduto accanto a me nell’aula studio mi sento male. I poverini accanto a me sono preoccupati perché l’indomani, festa dei lavoratori, il pusher onora le feste e non lavora.
Mi sembra tutto una grande cazzata. Tutto, tutto quello che sto cercando di leggere mi sembra una grande cazzata mentre il fumo mi fa rincoglionire. Non sto bene rinchiusa tra quattro mura. Inizia a starmi tutto stretto. Sì è vero che sono ingrassata. Ma è il mio respiro che si pronuncia affannoso. Insofferenza e claustrofobia . La stessa sensazione l’altra sera, un musical di un oratorio, ma l’aria calda , le persone, io volevo scappare e poi l’idea di un musical, e poi l’idea dei ragazzi dell’oratorio bravi puri e perfettini mi dava sui nervi. Ma sono rimasta. E mi è piaciuto. La passione veniva fuori. Le pulsioni pure. Ed erano poco più che quattordicenni. Il talento può essere dovunque non solo nell’artista maledetto, magari anche drogato. Come ho sempre odiato chi si lasciava irretire dagli stereotipi, ne sono vittima io stessa. Non c’è una verità assoluta. Il mondo deve essere una continua scoperta. Vedere tutto come se fosse la prima volta. Annullare le resistenze e dirsi devo imparare. Io ora ne sono convinta. Voglio imparare.