sabato, 22 marzo 2008

I'VE SEEN IT ALL

C’è che si danno troppe cose per scontate.
E, povera me, già questa frase è stata scontatissima.
C’è che due voci immense si incontrano e danno vita a un duetto,
Duetto?
Sono due angeli malinconici che cantano. L’uno più “nero” e l’altro un angelo pieno di luce. E’ la luce che emerge da queste nubi passeggere che mi spiazzano e mi scuotono ( dopotutto siamo a marzo,no?).
Domanda e risposta come vagoni di un treno, l’una collegata all’altra.
Non mi ricordo di aver mai letto un testo di una canzone straniera talmente bello.
Sono parole semplici.
Lascio a voi ora la lettura.
Io non posso scrivere altro, sarebbe un’interpretazione scialba.

 Tutti i muri sono grandiosi, se il tetto non cade!

B - I've seen it all, I have seen the trees ...
Ho visto tutto, ho visto gli alberi.


B - I've seen the willow leaves dancing in the breeze ...
Ho visto le foglie dei salici che danzavano nel vento.

Y I've seen a man killed by his best friend ...
Ho visto un uomo ucciso dal suo migliore amico,

and lives that were over before they were spent ...
e vite che erano finite prima di cominciare.


BY - I've seen what I was and I know what I'll be ...
Ho visto ciò che ero e so quello che sarò.

BY - I've seen it all - there is no more to see! ...
Ho visto tutto ormai - non c'è più niente da vedere!

B - You haven't seen elephants, kings or Peru! ...
 Tu non hai visto gli elefanti, i Re o il Peru.


Y- I'm happy to say I had better to do ...
Io sono felice di dirti che ho meglio da fare.


B- What about China? Have you seen the Great Wall? ...
 E la Cina? Hai mai visto la Grande Muraglia?


Y - All walls are great, if the roof doesn't fall!
Tutti i muri sono grandiosi, se il tetto non cade!

Y - And the man you will marry? ... E l'uomo che sposerai?

Y - The home you will share? ... La casa che dividerete?

B - To be honest, I really don't care... Onestamente, non m'importa...


Y - You've never been to Niagara Falls? ... Sei mai stata alle Cascate del Niagara?

B - I have seen water, its water, that's all...
Ho visto l'acqua e, dopotutto, è solo acqua...


Y - The Eiffel Tower, the Empire State? ... La torre Eiffel, l'Empire State?

B - My pulse was as high on my very first date! ...
Mi sentivo più emozionata al mio primo appuntamento!


Y - Your grandson's hand as he plays with your hair? ...
La mano del tuo nipotino che gioca con i tuoi capelli?


B - To be honest, I really don't care... Onestamente, non m'importa...

….

BY - I've seen it all, I've seen the dark ... Ho visto tutto, ho visto il buio.

 - I've seen the brightness in one little spark ... Ho visto la luce in una piccola scintilla.

- I've seen what I chose and I've seen what I need, ...
Ho visto ciò che ho scelto e ciò di cui ho bisogno


and that is enough, to want more would be greed ...
e questo mi basta: di più sarebbe avidità.


- I've seen what I was and I know what I'll be ...
Ho visto ciò che ero e so quello che sarò.


 - I've seen it all - there is no more to see! ...
Ho visto tutto ormai - non c'è più niente da vedere!

Y - You've seen it all and all you have seen ... Tu hai visto tutto e quello che hai visto

You can always review on your own little screen ...
lo puoi rivedere sul tuo piccolo schermo.


The light and the dark, the big and the small ... La luce e il buio, il piccolo e il grande.

Just keep in mind - you need no more at all ...
Ricordati soltanto che non ti serve altro.


BY - You've seen what you were and know what you'll be ...
Hai visto ciò che eri e sai cosa sarai.


You've seen it all - there is no more to see! ...
Hai visto tutto ormai - non c'è più niente da vedere!

B Hard to believe in men E’ difficile credere nel genere umano

B = Bjork  Y= Thom Yorke BY= Together

giovedì, 24 maggio 2007

L'AMOR MOLESTO di Mario Martone (non svelo la trama)
Ho proprio voglia di cinema nonamericano...facendo zapping il mio indice si è fermato su L'amore molesto : ero incuriosita da una scena su un autobus. Per me gli autobus, i treni, le metropolitane sono fonte pregna di vita, sono ritratti sociologici e nel contempo psicologici. C'è la mano morta, il qualunquista, la vecchia scassacazzo, il fighetto, il punkabbestia, l'esaurito, l'ubriaco, la sguaiata, il tamarro, lo sfigato, il disoccupato, la fighetta, l'appariscente, ecc. ecc. E poi c'è che questa scena in autobus sembrava così vera...con una certa inclinazione a raccontare i momenti vivi di una città.Mi sono ritrovata in Delia...: nel suo  ridere da sola guardando fuori ma ascoltando gli altri passeggeri. Dal romanzo di Elena Ferrante si dipanano i fili di una storia intrisa di passione, flashback e rimandi analogici . Un film che tratta un tema delicato senza troppe pippe mentali su cui altri film si sarebbero soffermati con eccessivo e morboso voyeurismo. Invece questo film è essenziale e vivo. No a intrecci troppo cervellotici, Un'anima teatrale si diffonde per tutta l'opera.Una Napoli vissuta sulla pelle di una donna attraverso gli occhi di chi per troppo tempo ha nascosto i propri impulsi dietro la scrivania da fumettista. .. per poi risvegliarsi indossando un vestito rosso da "femmina carnale". Una frenetica ricerca della verità, incalzata dalla meravigliosa tarantella del Gargano riarrangiata da Daniele Sepe. Mi immagino la passeggiata veloce di Delia... camminare velocemente tra la gente, sentire il sudore, le bestemmie , le urla dei bambini e sentirsi in un calderone di confusione. Ho tanta voglia di film così alla mano , ho voglia di storie di gente normale.E da quello che dice Bucchi tutti coloro che si dedicano ai fumetti è perchè vogliono in un certo modo uscire dalla realtà.
Un celarsi della protagonista, un conoscersi e un riaffermarsi. Un film molto femminile ma forte e deciso. Come se il regista ( Mario Martone ) ci conoscesse più di noi stesse. Dedicato a chi ogni tanto si intorpidisce e annichilisce. Dedicato a chi ama le complicazioni, a chi non sa porre dei freni ai propri desideri, a chi ne pone troppi di freni, a chi non sa quanto sia ammaliante l'ebbrezza della frenesia.

lunedì, 30 aprile 2007

TRATTATO SULLA VIULENZ FICTIONALE CON RIFLESSIONI SUL PRODOTTO FILMICO “ 300” ( Non svelo trame - ma solo cazzate)

Dopo aver imitato con assoluta goliardia all’università per tutta la settimana le pose del pazzo della Virginia che ha sparato nel campus eccomi a commentare un bel film cruento. Il pazzo della Virginia imitava le posizioni dei videogiochi e dei film idioti violenti. Ora …se io imito il pazzo che imita i videogiochi sono pazza anche io o solo poco originale? Mmm…noo…solo idiota..Dunque: mi sono resa conto di una cosa forse preoccupante …a me piace la violenza in video. La violenza fictionale… quella dei videogiochi, quella dei film, dei fumetti , dei racconti mi provoca una sorta di appagamento, una soddisfazione nel vedere o immaginare sangue esplodere a fiotti, le grida e gli squartamenti vari. E penso di aver una soglia tanto alta di indifferenza alle immagini violente a causa dei videogiochi e delle mie letture da piccola bimba. Rubavo gli skorpio, i lanciostory e i dylan dog di mio zio e li divoravo, di nascosto accendevo il computer sempre di mio zio e mi divertivo a uccidere gente . Non è un vanto per me, anzi, un dispiacere, vorrei essere come tutte le altre ragazze delicate e non rozze quanto me che si aggrappano al proprio lui di fronte a un immagine forte e io invece, o sono indifferente o rido perché il più delle volte trovo le immagini impiegate per provocare terrore una marea di cazzate. Come se la mia soglia di sensibilità fosse pari a zero. Mah… mi chiedo se invece da piccola avessi rubato gli harmony a mia zia chissà a quest’ora come sarei…comunque…alla fine 300 mi è piaciuto. Anche se per gran parte del film ho riso. Indiscutibile la bellezza della fotografia. Fotogramma dopo fotogramma si avvicendano pose plastiche e raffigurazioni degne del pittore più capace. Toni scuri, grigi superbi e pregni di un rosso porpora all’Andrea Mantegna. Il tema trattato, era ricco di spunti : vi si trova il valore dell’uomo , la giustizia annebbiata da indebita corruzione, e falsi miti che ottenebrano anche la società contemporanea . Il tutto reso in chiave moderna grazie ad heavy sottofondi musicali carichi di rabbia (  a volte azzeccatissimi , a volte del tutto fuori luogo ) e elementi fumettosi che aguzzano la fantasia. La ricostruzione storica non era per niente realistica. Invece penso che la scenografia che bene o male sia affine agli ambienti del passato, così come pure gli splendidi costumi o meglio dire non costumi.. Aaaah potessi permettermi gli abiti succinti della moglie di Leonida!!!

Parlavo delle mie risate che non sono riuscita a trattenere… : Non ho riso perché tentavo di esorcizzare la paura o perché le immagini violente non risultavano credibili. Anzi le immagini di combattimento sono proprio rese bene, l’esagerazione delle scene macabre non risulta stomachevole grazie alla componente fantasy che le contraddistingue.  Ho riso perché era tutto troppo carico di enfasi ( ogni due e tre Leonida incitava gli spartani ad esser uomini duri come fosse un raduno di leghisti ) e il machismo assoluto mi fa ridere. I trecento in viaggio con striminzite mutande di pelle addosso con passo cadenzato all’unisono mi ricordavano più l’avanzare imponente dei Village People che un’orda di combattenti. Vabbè che non ho mai né combattuto in guerra né avuto una mutanda di pelle ma penso si stia scomodi… A far la parte del leone in termini di recitazione erano proprio gli addominali dei trecento. Essi vivevano di vita propria…una delle recitazioni corali che più mi ha entusiasmato … respiravano , si affannavano, si gonfiavano, sanguinavano… Superba interpretazione. A parte le cazzate che dico, beh nessuno recitava da schifo se no me ne sarei accorta, ma più che sulla storia o lo spessore dei personaggi ho amato le scene , la bellezza della resa digitale – talmente meravigliosa da risultare di una immediatezza quasi pittorica . Nonostante il mio sesso e il mio flaccidume mi sono sentita parte di una dei trecento, ho vissuto le loro stesse emozioni, la loro stessa rabbia e foga, la loro stessa passione, con tanta voglia di squartare anche io... E la mia mente vagava e vaga tuttora…

sabato, 07 ottobre 2006

SNAKES ON A PLANE
"Ma che cazz*ta!"...enunciare questa perifrasi più o meno eloquente una quarantina di volte per tutta la durata del film non dovrebbe dare una buona impressione.Nè di me che ci faccio un'orrida da figura da sboccata nè del film che ne risulta un'impietosa e solita americanata. Ma ...se fosse così il mio post finerebbe qui. E invece no. Prima di tutto sono sboccata solo quando occorre :P ( e poi in sala eravamo io, i miei amici e altre due persone ignote...quindi mi potevo permettere di esternare le mie...ehm..emozioni? auhauhuhauha! ) e secondo rilevante elemento è che il film nel suo essere totale cazz*ta è forte nel suo aspetto ridanciano e schifoso. So che il film è nato da un progetto di scrittura collettiva su internet...e già questo potrebbe incuriosirvi. A me,per lo meno,ha prodotto questo effetto. E' pur sempre una novità. Poi si dice che i film italiani siano in ribasso. Bah...e allora quelli americani? Sempre le stesse insalate o polpettoni riciclati (dipende dalla leggerezza/pesantezza della suddetta opera) . Dunque le 3 trame tipo su cui si imperniano la maggior parte dei film : sogno americano ( in cui vi sono dei sottogruppi A) in cui i tuoi obiettivi saranno sicuramente soddisfatti: honey,save the last dance B)in tutto quello che desideri può accadere da un momento all'altro: una settimana da Dio, cambio la mia vita con un click e C) in cui lo sfigato/a di turno diventa figo/a o la pupa di torno in realtà è un'intelligentona, oppure il padre desidera diventare figlio e viceversa : ...cambi di ruolo insomma..), storie d'amore in cui uno dei due muore [è allora di sicuro è vero amore! -_- ] (love story, autumn in new york, Sweet November, Ghost,city of angels,Qualcuno da amare...ammappete e quanti ne so...che romanticona..bhahuauhauhahua ), e poi ci sono i kolossal (direttamente da eventi storici o opere classiche e ..quindi l'originalità nella sceneggiatura e nella creazione di nuove storie va a farsi benedire). Kolossal che per forza devono essere accettabili:come possono  gli spettatori sovvertire la spirale del silenzio e ribellarsi dinanzi a tanti effetti speciali e soldi sprecati? Si sta buoni buoni accettando che questo sia il cinema moderno. E anche senza una storia nuova,originale che ce ne importa.Questo ci viene propinato ed è da accettare.
Ecco...invece Snakes on a plane è anomalo..Sì è vero abbiamo visto all'incirca 689849784 film americani in cui protagonista è un aereo. Niente di nuovo.  E' un'intrisione di pezzi di altri film, di leggende metropolitane e frutto di idee pazze di gente "normale". Dalle prime scene che dovrebbero essere di terrore e di panico ti chiedi "ma che ci sto a fare qua?" perchè quelle scene provocano tutt'altro che terrore e panico ma solo risate a go go . Tuttavia data la velocità d'azione delle scene in alcune non sei cosciente e la  solita frase " ma che cazz*ta" va a farsi benedire... :  è un film giocato sul tuo istinto. C'è l'irrazionalità e la crudeltà della folla, c'è la rabbia insensata,c'è la morte, la paura della morte,  un pizzico di sesso,e figuratevi se non c'è uno spiraglio anche per un po' d'amore...come ogni americanata del ca°°o. Se non odiate particolarmente il genere splatter e i b-movies, se avete voglia di avere il cuore a mille ve lo consiglio. Però questo film è da vedere al cinema, con i sensi amplificati e con le cipster da sgranocchiare. Tra le mura di casa...sarebbe una vera schifezza.

martedì, 11 luglio 2006

VOLVER

imm

Mi scusino i lor signori se recensisco un film che è uscito due mesi fa...ma... il cinema del mio paese è un po' tardivo
Almodóvar non mi ha deluso neanche stavolta. Ogni suo film per me è una capocciata nello sterno (siccome va tanto di moda oggi) . Forte e che provoca turbamento.Arrischiati a questa possibilità non ci resta altro che vivere e prendere tutto con la dovuta genuinità, con la mente libera da ogni pregiudizio. Ogni sua storia è oltre il limite del pensabile, ma Almodóvar è portatore di una fantasia che mai ci è stata così vicina. Con il suo modo di affabulare e la forza degli attori che di volta in volta dirige Almodòvar sa fare qualcosa di inaudito come il mischiare neorealismo al surrealismo.Particolarmente in questo film. Neorealismo perchè impregnato di una certa dose di naturalismo quotidiano. Surrealismo caricato dall'eccesso di neorealismo,uno sguardo che però non è tanto ravvicinato quanto l'iperrealismo... E' in questo paradosso di essere quanto più vicini possibili alla realtà si colloca un certo modo di raccontare sopra le righe in cui aleggiano le prospettive dell'allucinazione o del fantasmatico. Pedro può farci sia sorridere che piangere nello stesso film..mantenendo l'equilibrio su un filo di contraddizioni. E' un maestro nel catturare lo spettatore, come nella completa delineazione dei personaggi. L'unico rischio a cui si sottopone il regista è che chi lo conosce bene sa che in ogni suo film troverà del marcio e un'inconfessabile verità. Ogni suo racconto si basa su questo. Ma nei suoi film non è tanto il colpo di scena ad incantare bensì l'intreccio dei personaggi e delle loro storie. Storie foriere di passione, affetti e dolore. Perchè l'emozione "muove" e "commuove". E in Volver il tutto si gioca per un amore smisurato per la famiglia e verso il prossimo. E dopo la scoperta di malefatte e di intrighi ovviamente non c'è da aspettarsi il classico happy end ma...una ventata di bontà pur si respira. 

mercoledì, 18 gennaio 2006

MATCH POINT [ potete leggere ...non racconto la trama :) ]
Fato,caso,fortuna. Tanti nomi per designare la condizione umana di affidarsi alla concatenazione degli eventi e sperare in un esito positivo. Di modo che un andamento favorevole del nostro destino sia indipendente dal nostro talento... e di gran lunga più rilevante. E' come se questo film voglia ripercorrere la concezione classica del Fato fino ai giorni nostri...come se voglia esserne un ritratto globale. Non senza pretese , dunque. Magari senza la pretesa materialistica di ASSOLUTO successo....come tutti i film di Allen. Ma con la pretesa di essere una rappresentazione pura e piena della dimensione umana. Penso sia perfetto, nulla fuori posto.Il film è pienamente narrativo, forse non ho mai visto un film con un regista così distaccato. E' tutto all'impronta del "voglio solo raccontarvi una storia"...la camera è fissa: come se non volesse entrare del tutto nelle emozioni dei protagonisti...altrimenti la rappresentazione pura sarebbe andata a farsi benedire. Rappresentare le turbe dei protagonisti,ma non entrarvi dentro dunque. Magari perchè dovremmo entrarci noi spettatori ,da soli, senza un minimo aiuto del regista. Alla fine del film mi sono ritrovata al fianco di Marco a dire la medesima cosa. Questo film mi ricordava "Closer". Eppure era così distante....Closer era un film che non aveva una vera e propria trama...era addirittura forse il contrario di Match Point, nel senso che ossessivamente rappresentava le ansie dei protagonisti, la camera era mobile, seguiva passo passo i loro movimenti , le loro espressioni,i protagonisti erano appassionati, selvaggi. In Match point per lo più viviamo in un ambiente asettico, claustrofobico in cui le emozioni appaiono represse. Eppure me lo ricordava anzi ce lo ricordava. All'inizio pensavo ce lo ricordasse per comunanze frivole come gli intrecci della trama o il fatto che in entrambi film l'età dei protagonisti si aggirasse verso la trentina. Poi ci ho riflettuto. Era perchè entrambi rappresentano l'insoddisfazione non solo dei nostri giorni ma quello stato d'animo che ha da sempre ha contraddistinto le anime più pensierose. Come genere ho preferito Closer ....più ritmo...e i film con il finale strano mi hanno sempre incantato. Però Match point è qualcosa di più indefinitamente perfetto.E non perchè come colonna sonora abbiamo delle arie o perchè ci sono continui riferimenti all'arte o alla letteratura ma semplicemente perchè conserva in sè una bellezza CLASSICA.
Andatelo a vedere!
 Grazie Woody....e grazie Alessandra,Emiliano,Guglielmo,Marco,Michela,Valentina. (Mettervi vicino a Woody mica è poco :P )

lunedì, 07 novembre 2005

SAAAAAAANTAMARIA

No. Non è un post religioso. Anzi. E’ che mi sento superficiale. Ho visto Romanzo criminale l’altro giorno al cinema. Un bel filo narrativo, buona descrizione psicologica dei personaggi ( il che era ancor più difficile data la grande quantità di eventi che caratterizzano questa storia), ottimi tagli di inquadratura (la mia scena preferita è stata verso la fine del film quando IL FREDDO sale le scale della chiesa. Vi è un’inquadratura dal basso verso l’alto, uno stacco di colori [scuro giù, chiaro su] tale che mi fa pensare a un’ascesa del FREDDO dal basso dell’abiezione all’alto della giustizia), la dovizia dei particolari nell’abbigliamento( a parte che la moda di quegli anni l’adoro), negli interni ( stupendo il pavimento a scacchiera nella casa del DANDI) e nella musica (Califano impera …che culo J ). Ed il collegamento (forzato o no?) ai fatti dell’epoca riempie gli spettatori di mille interrogativi sulla storia italiana (che è cosa buona e giusta).Eppure quando sono uscita dalla sala non mi sono sentita soddisfatta. Sì bella storia ma…sono stata per tutto il tempo a pensare "Film fatto bene…davvero…" e non sono mai stata presa completamente, sono sempre stata consapevole e cosciente di essere seduta in una poltroncina a vedere un film. E mi sono messa a notare le camicie e gli occhiali da sole del DANDI, i baffi di Accorsi, la guepière e il reggicalze della donna del DANDI, gli occhi del FREDDO. Avrei preferito un cast maschile meno rinomato forse…per donare un senso di realismo più forte al tutto. Il solo che mi sembrasse confacente per la parte era Pierfrancesco Favino ( che pure è famoso, ma …non so mi dava maggior senso di realismo), gli altri,per carità bravissimi, ma avrei preferito più gente della serie "brutti,sporchi,cattivi e…comuni". Insomma …la banda della Magliana non era la banda di Robin Hood! Ma forse sono solo superficiale e non mi sono fatta prendere completamente dalla trama perché più impegnata ad ammirare Claudio Santamaria. Chi lo sa. Magari se ci fosse stato un anonimo bruttino al suo posto non avrei scritto ‘sta marea di inconcludenze.

lunedì, 25 luglio 2005

OCCHI D'ATTORE

Espressivi è dir poco. Dagli occhi di Omar Sharif o di Gian Maria Volontè trasuda quella passione ardente per il proprio lavoro che li divora. E’ quella piccola luce bianca nei grandi occhi castani che ti prende ed abbatte le tue difese. E tu puoi anche odiarli quando interpretano la parte dei "cattivi"…ma non ne puoi non rimanere affascinata… Gli occhi chiari, pur essendo belli, non avranno mai quella luce in più che hanno gli occhi scuri. Non so spiegare, è come se fossero segno distintivo di un certo magnetismo con l’altro. Grandi occhi scuri. Non mi viene in mente una donna che mi avvinghi allo schermo allo stesso modo…forse Laura Morante. Ma di sicuro ce ne sono altri o altre…al momento solo i suddetti mi sconquassano la mente.

 

Ho scritto questo post sotto l’influsso di :

THE MERCY SEAT – NICK CAVE

22 DICEMBRE - DILAILA